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“Me Stesso — non un nome, ma un ritorno”
Quando salgo sul palco sono sempre me stesso,
ma sotto le luci sembriamo tutti invincibili.
Poi scendo — e la notte mi rimette al mio posto.
Cappuccio stretto, sguardo basso,
la fama è solo un’eco che non mi tiene compagnia.
La gente pensa che sia fortuna,
non vede il peso che porto nelle tasche:
le rinunce, i silenzi, le notti insonni
con cui pago ogni sogno.
Mi chiamano per nome,
ma pochi saprebbero riconoscere
il rumore dei miei pensieri
quando resto solo.
E in mezzo a tutto questo —
ci sei tu.
Mi chiedono:
“Da quanto state insieme?”
Come se l’amore fosse una data da scrivere in bio,
come se bastasse il tempo a dire cos’è vero.
La verità è che tu sei casa
quando dentro mi sento in affitto.
Sei l’unica cosa che non mi fa dubitare di me,
anche quando io sono il primo a farlo.
Hai valori che non urlano,
non ti vendi per sembrare migliore —
resti.
E oggi restare è un atto raro.
Quando il mondo mi voltava le spalle,
tu mi guardavi negli occhi.
Non mi hai salvato —
mi hai scelto.
Ed è diverso.
“Diciotto anni e già sposato?”
Sì.
Perché l’amore non aspetta di essere capito dagli altri.
Mi innamoro di te ogni giorno —
anche quando litighiamo,
anche quando ho paura di non essere abbastanza.
Forse un giorno mi sbaglierò,
forse il futuro non è una promessa, ma un rischio.
Ma preferisco perdermi amando
che vincere restando vuoto.
Perché fuori posso avere tutto —
ma se non torno da te,
non ho niente.